In Sentenze Corte di Cassazione

MINACCIATO DI ESSERE RIDOTTO SU UNA SEDIA A ROTELLE

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE – SENTENZA 6 marzo 2019, n.9853 MASSIMA

In tema di minaccia ex art. 612 c.p., la prospettiva di essere ridotto su una sedia a rotelle è causa di patema al massimo grado, quasi come la prospettiva di essere aggredito nel bene della vita.

CASUS DECISUS

Il Tribunale di Bari ha, con la sentenza impugnata, confermato la condanna di Dr. Gi. – pronunciata dal Giudice di pace – per il reato di minaccia in danno di Pa. An. ed ha assolto il medesimo Dr. dal reato di ingiuria, perché non più previsto come reato; tuttavia ha confermato per intero le statuizioni penali (Euro 300 di multa) e quelle civili (Euro 1.000 di risarcimento). Ricorre per cassazione il difensore dell’imputato.

TESTO DELLA SENTENZA


CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE – SENTENZA 6 marzo 2019, n.9853 – Pres. Vessichelli – est. Settembre Ritenuto in fatto1. Il Tribunale di Bari ha, con la sentenza impugnata, confermato la condanna di Dr. Gi. – pronunciata dal Giudice di pace – per il reato di minaccia in danno di Pa. An. ed ha assolto il medesimo Dr. dal reato di ingiuria, perché non più previsto come reato; tuttavia ha confermato per intero le statuizioni penali (Euro 300 di multa) e quelle civili (Euro 1.000 di risarcimento).2. Ricorre per cassazione il difensore dell’imputato,lamentando:a) l’errata applicazione dell’art. 612 cod. pen., giacché l’imputato ‘non aveva alcuna intenzione…di minacciare di un male ingiusto Pa. An.’, in quanto intendeva solo evidenziare il comportamento illegittimo di quest’ultimo, che aveva avviato nei suoi confronti un’azione civile, pretendendo di essere pagato nuovamente per una fornitura di merce già saldata;b) la violazione delle norme in tema di valutazione probatoria, essendo stata attribuita credibilità a soggetto portatore di interessi civili;c) la violazione dell’art. 62, comma 2, cod. pen., ‘avendo Dr. reagito in stato d’ira a fronte del comportamento provocatorio della persona offesa’, che aveva tentato di ottenere un pagamento non dovuto;d) la violazione dell’art. 81, cpv, cod. pen., per essere stata confermata, in appello, la condanna ad Euro 300 di multa, sebbene fosse intervenuta l’assoluzione per l’ingiuria;e) la violazione dell’art. 133 cod. pen., per essere stata applicata una pena eccessiva, tenuto conto della ‘grossolanità e inverosimiglianza della condotta delittuosa’.Infine, si duole della commisurazione del risarcimento, ritenuto ‘sproporzionato ed eccessivo’, nonché della liquidazione delle spese legali, che sarebbe stata effettuata in violazione dei limiti tariffari.Considerato in dirittoIl ricorso merita parziale accoglimento. Seguendo l’ordine delle doglianze si rileva quanto segue:a) destituita di ogni fondamento è la contestazione del carattere minatorio delle espressioni rivolte alla persona offesa, giacché, secondo ogni logica e per il comune sentire, la prospettiva di essere ridotto su una sedia a rotelle è causa di patema al massimo grado, quasi come la prospettiva di essere aggredito nel bene della vita. A nulla rilevano i motivi per cui Dr. si sia indotto a lanciare la minaccia, dal momento che l’art. 612 cod. pen. contempla un reato a dolo generico;b) per costante giurisprudenza, le dichiarazioni della persona offesa possono porsi a base di un giudizio di condanna, ove attentamente valutate. Nella specie, nemmeno il ricorrente contesta di aver rivolto a Pa. le minacce che gli vengono contestate, sicché non è dato comprendere quale criticità presentino le dichiarazioni di quest’ultimo e quale vizio affligga la motivazione esibita dal giudicante (escluso, in ogni caso, che costituisca violazione di legge l’utilizzo, in chiave accusatoria, delle dichiarazioni della parte civile);c) i rapporti di dare ed avere, intercorrenti tra le parti, costituiscono oggetto di un giudizio civile pendente. Del tutto assertiva è la deduzione che le pretese economiche di Pa. fossero infondate, atteso che pende controversia tra le parti e che non può essere il giudice penale a dirimere la controversia.Manifestamente infondata, quindi, è la censura rivolta al diniego dell’attenuante della provocazione;d) è fondata, invece, la censura relativa all’ammontare della sanzione, dal momento che, avendo assolto l’imputato per l’ingiuria, il giudice avrebbe dovuto ridurre adeguatamente la multa. La fondatezza di questo motivo di doglianza rende ammissibile il ricorso, sicché assume rilievo il tempo trascorso dalla commissione del reato. Al riguardo, si rileva che la minaccia, commessa il 25/10/2008, si è prescritta, tenuto conto delle sospensioni nel frattempo intervenute (per giorni 246), in data 27/12/2016. La sentenza va pertanto annullata agli effetti penali per intervenuta estinzione del reato (il che consente di soprassedere all’esame del motivo concernente la misura della sanzione).E’ fondata, infine, anche la doglianza relativa alle statuizioni civili, che erano state commisurate alla pronuncia di condanna per l’ingiuria e la minaccia.L’assoluzione per l’ingiuria avrebbe dovuto comportare, quindi, anche la riduzione del risarcimento. A tanto può provvedere direttamente questa Corte, in applicazione del criterio proporzionale adottato dal giudice di merito.Inammissibile, invece, perché generica, è la doglianza relativa alla misura delle spese legali.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata agli effetti penali per essere il reato estinto per prescrizione. Annulla altresì la stessa sentenza agli effetti civili, senza rinvio, limitatamente all’entità del danno liquidato, che ridetermina in Euro cinquecento. Rigetta nel resto il ricorso agli effetti civili.

Fonte: Corte di Cassazione

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