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Oggi colti dalla frenesia della quotidianità ci si sofferma poco sull’ascolto. Nel diritto di famiglia un avvocato dovrà avere ottime capacità comunicative e di ascolto al fine di instaurare una relazione di fiducia e di confidenza con il proprio Assistito, volte alla comprensione e alla ricerca di soluzioni condivise”.
(Avvocato Adalgisa Ranucci)

L’avvocato Adalgisa Ranucci si è laureata in Giurisprudenza a pieni voti presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con Tesi in Diritto Romano dal titolo “Tavole alimentari ed assistenza all’infanzia”. Nel corso dello svolgimento della propria attività professionale, tra Milano e Roma, si è occupata prevalentemente di diritto di famiglia conseguendo anche un Master in “Nuovi Profili del Diritto di Famiglia”.  Negli anni ha approfondito lo studio e la ricerca sui procedimenti di separazione e divorzio, sulla pratica collaborativa, sul ruolo del minore nel processo civile, sulle unioni civili e sulla difesa delle donne vittime di violenza, partecipando a numerosi corsi e seminari, anche come relatrice. E’ anche Mediatore e Avvocato Collaborativo.

GRATUITO PATROCINIO

La persona non abbiente, al fine di essere rappresentata in giudizio, sia per agire che per difendersi, può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, purché le sue pretese non risultino manifestamente infondate. L’istituto del patrocinio a spese dello Stato vale nell’ambito di un processo civile ed anche nei procedimenti di diritto di famiglia (separazioni consensuali, giudiziali, divorzi congiunti, ecc.). L’ammissione al gratuito patrocinio è valida per ogni grado del processo e per le procedure connesse.

CHI PUO’ ESSERE AMMESSO

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82 (d.m. 16 gennaio 2018 in GU n. 49 del 28 febbraio 2018). Se l’interessato convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.
Eccezione: si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi. Pertanto nelle cause di separazione, divorzio, affidamento, collocamento e mantenimento dei figli minori e altri procedimenti, il reddito del coniuge/convivente non dovrà essere cumulato con il reddito della persona che chiede l’ammissione al beneficio.

Possono richiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato:

  • i cittadini italiani
  • gli stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare
  • gli apolidi
  • gli enti o associazioni che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.

Se la parte ammessa al beneficio rimane soccombente, non può utilizzare il beneficio per proporre impugnazione. Inoltre, l’ammissione al gratuito patrocinio nel processo civile, non comporta che siano a carico dello Stato le spese che l’assistito sia condannato a pagare all’altra parte risultata vittoriosa, perché gli onorari e le spese sono solo quelli dovuti al difensore della parte ammessa al beneficio, che lo Stato, sostituendosi alla stessa parte si impegna ad anticipare, in considerazione delle sue precarie condizioni economiche e della non manifesta infondatezza delle relative pretese (Cass. Civ. n. 10053 del 2012).

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